Io sono il mare

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Thomas, una figura carismatica benché scalcinata di istruttore sub, mentre cammina nel fango di una laguna incontra Bahira, una donna bellissima che gli si presenta come il mare.

io sono il mare

 

In prima persona gli racconta dei rischi che minacciano i reef, il pesce, tutti gli ecosistemi marini (rischi che, ahimè, conosciamo bene) e gli chiede aiuto. Vai, diventa madre, brevetta quanti più nuovi subacquei riesci a brevettare, infondi in loro il rispetto verso le creature marine, fai in modo che i tuoi seguaci diventino dei difensori del mare.

E Thomas si attrezza con compressore, attrezzature sub, carica tutto su una buffa ape fucsia, e inizia il suo viaggio verso sud, lungo le coste martoriate del Mar Rosso. Istruttore carismatico, profetico, guru suo malgrado (a tratti mi ricorda vagamente Brian di Nazareth nell’omonimo film dei Monty Python), si limita in realtà a quello che sa fare, e inizia a regalare ai suoi proseliti immersioni indimenticabili. Si sparge la voce che Thomas guarisce dalle paure, cosa che non è sbagliata. In realtà chi mette la testa sott’acqua si libera di paure irrazionali, dell’immagine dei mostri “che ti tirano giù nell’abisso”, e grazie anche all’atteggiamento calmo e disincantato dell’istruttore dimentica anche altre paure più terrestri.

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