Diario di una sirena

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Per quello che ricordo, non mi sono mai trovata particolarmente a mio agio in acqua. Quando ero bambina volevo diventare una sirena, ma le mie esperienze in acqua mi hanno sempre fatto credere che “di non essere portata per questo”. In acqua non ero mai rilassata, non riuscivo a stare a galla e mi sentivo in preda al panico.

diario di una sirena

Quindi ho chiuso questo sogno nel cassetto e ho cercato quello che i miei genitori chiamano “un vero lavoro”.

Un giorno ho avuto la possibilità di immergermi in un acquario con degli squali, senza gabbia. Sono rimasta così colpita da questi animali al punto che mi sono appassionata ad essi.

Per diversi mesi ho fatto delle ricerche sugli squali e mi sono imbattuta in Hannah Fraser, la quale ha ballato sotto l’acqua con gli squali tigre. Aver visto lei come una sirena, ha riacceso in me il sogno d’infanzia che tenevo sopito dentro, e ho deciso di realizzarlo, ossia diventare una sirena.

Ho ordinato la mia prima coda da Finfolk e, nell’attesa che mi arrivasse (più di un anno!), ho iniziato ad allenarmi.

Le prime prove in piscina con mia sorella sono state orribili: il cloro dell’acqua mi bruciava gli occhi. Ero lontanissima dall’immagine aggraziata di Ariel!

Ma non mi sono arresa, ho continuato a spingere i miei confini psicologici e ho rapidamente raggiunto livelli di confidenza tali, che non mi sarei mai aspettata.

Ho anche deciso, attraverso le mie foto, di voler aumentare la consapevolezza per la difesa degli squali.

Volevo mostrare al mondo che non è come ci racconta il film “Lo squalo”.

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