Hai detto tech?! Due facce della stessa medaglia. Intervista a Michael Menduno e Mario Arena

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Due uomini guardano l’acqua agli antipodi del globo. Il primo vive in California, il secondo in Italia. Guardano l’acqua in modo diverso ma con identico destino, questo ancora non lo sanno, finché non compare il terzo uomo: la figura chiave di questa storia.

Da Noli_1175

Fabio Ruberti consegna nelle mani del giovane subacqueo, Mario Arena, la copia n.7 della rivista americana che è specializzata in subacquea tecnica ed è diretta da Michael Menduno. È il dicembre 1993 quando esce la rivista, un mese prima il 7 novembre, Ayrton Senna vince la sua ultima gara in Formula 1 e il suo eterno rivale, Alain Prost, corre la sua ultima gara prima di ritirarsi dalle scene mondiali.

Sette sono le Pleiadi, sette sono le corde della lira di Apollo, sette sono le colonne sui poggia il Mondo retto dalle spalle di un gigante, sette sono i colli su cui sorge l’eterna Roma, sette è il numero buddista che indica la completezza.

Sette è il numero della rivista acquaCORPS che cambia il corso della subacquea tecnica in Italia, all’interno ci sono, tra gli altri, gli scritti di Dr. R.W. Bill Hamilton, John T. Crea, R. Pyle Phillip. Quella che segue è la prima parte di un’intervista che racconta il passato e il futuro della subacquea tecnica attraverso gli occhi dei protagonisti, di allora e di oggi.
Quale era il principale obiettivo di aquaCORPS?

Micheal Menduno

Ero affamato di conoscenza e volevo saperne di più di quel genere di subacquea che si stava sviluppando sulla fine degli anni Ottanti e i primi anni Novanta. In quel periodo non era ancora stata definita la “subacquea tecnica”, così ho deciso di fondare aquaCORPS. Il nostro principale obiettivo era la ricerca focalizzata sugli aspetti “tecnici” che influenzano la subacquea come la medicina, la cultura dell’immersione e la tecnologia.

Articolo completo su Scubazone 52

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