I colori dell’Arabia

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Dopo più di 12 anni dal mio ultimo viaggio in questa terra dura e piena di contraddizioni, l’Arabia Saudita ha riaperto le porte al Turismo. Lo ha fatto permettendo nuovamente non solo le crociere subacquee lungo l’esteso banco corallino dei Farasan, organizzate da alcune agenzie italiane specializzate come la Compagnia del Mar Rosso, ma anche rendendo possibile delle visite archeologiche in luoghi fino a poco tempo fa praticamente inaccessibili.

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Uno di questi è il sito archeologico che si trova nell’Hijaz, nella regione di Al-Ula, l’oasi perduta lungo la via dell’incenso che sorge nel bel mezzo del deserto. Si tratta di un luogo importante del passato, centro di rotte commerciali dove si presume che l’antica Hegra fosse la capitale del sud del regno dei Nabatei mentre Petra lo era del nord. Qui sono presenti anche tracce dell’occupazione romana avvenuta nel periodo dell’imperatore Traiano. Un luogo particolare, magico, incontaminato e ricchissimo di storia che il semplice turista fino ad ora non aveva mai avuto la possibilità di ammirare. Molto è cambiato nell’ultimo decennio, oggi migliaia di donne quotidianamente vanno al lavoro in tutta l’Arabia Saudita, anche al fianco di uomini: un fenomeno inimmaginabile solo qualche anno fa e presente non solo nelle grandi città. L’ingresso in massa delle donne nel mondo del lavoro è il successo più evidente del piano di riforme economiche denominato “Vision 2030” che in quattro anni ha portato la partecipazione femminile a toccare il 33%. Le donne sono ormai prevalenti nel commercio al dettaglio, presenti nella maggior parte degli uffici pubblici compresi quelli doganali e da qualche mese è stato loro concesso anche il diritto alla guida.

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