Il balestra del Mediterraneo

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Balestra, pesce tipico dei mari tropicali. Difficile associare questa specie al Mediterraneo. Eppure un balistide vive anche qui, ed è uno dei pesci mediterranei che più incuriosisce e attira per la sua forma bizzarra e per il suo nuoto atipico.

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I subacquei lo vedono di rado, salvo che in qualche occasione presso relitti affondati su fondali di sabbia o di fango, o direttamente su quei fondi mobili dove ama trascorrere la gran parte della sua esistenza. Non si tratta, è bene dirlo, di un pesce tropicale immigrato  in seguito al riscaldamento delle acque, bensì di un pesce diffuso nel Mare Nostrum e tipico dell’Atlantico e del Mediterraneo.

Oggi i pesci balestra, che fino a poco tempo fa erano più frequenti nel Mediterraneo meridionale, cominciano a vedersi occasionalmente anche a nord, persino in Adriatico, dove un tempo erano considerati molto rari, creando inizialmente stupore e confusione.

La presenza di Balistes capriscus in Mediterraneo è documentata addirittura da tempi remoti, persino dal Neolitico, specie con riferimento alle coste mediterranee di Israele. Il limite termico di questo pesce oscilla tra un minimo di 18°C e un massimo di 24 °C (Whintehead & al., 1984), non tollerando, questa specie, generalmente acque al di sotto dei 12°C.

Il suo nome nasce da una caratteristica tipica della prima pinna dorsale che, dotata di robusti raggi spinosi, può essere sollevata o abbassata a piacimento con un movimento a scatto; a riposo, la pinna e i suoi robusti raggi alloggiano in un’apposita scanalatura presente sul dorso, scomparendo quasi alla vista. Il movimento a scatto, simile a quello effettuato per armare il grilletto nelle antiche armi da fuoco a pietra focaia (e forse, precedentemente, anche delle balestre), ha ispirato il singolare appellativo, che deriva dalla traduzione del termine anglosassone “trigger fish”, che letteralmente significa poi “pesce grilletto”.

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