La nonna e il sommergibile

Allora, io non è che sono pratica di balene, siori miei. Ma visto da soto, là sulla collina dell’Arsenale mi pareva proprio che una balena fosse caduta dal cielo come una renga in te na padela[1]. E che la renga fosse rimasta con la coda alta a salutare i marinai da distante: queli sui burci, sui vaporeti, sulle caorline e queli che vanno a pescare a Ciosa[2] co le barche a motore.

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Come il mio Bepi, sapete – la buonanima! – che el se svegliava tute le matine ale quattro per andare a lavorare e mandare avanti la famegia[3]. Un grosso pesce co la coda dritta, rigido come uno stoccafisso e nero come il carbon.

Se ci fosse stato el Bepi! Fosse venuto anche lui al Salone nautico di Venessia per visitare la grossa balena de fero! Pace all’anima sua, il massimo dei pesci che vedeva erano quelli che pescava o le sardele[4] che gli preparavo per pranzo il venerdì. Chissà cosa avrebbe detto se avesse saputo che il Michelino, quel birbante di nostro nipote, si era messo d’accordo con la sua mama per portare la nona alla fiera delle barche. E che bateli, che vele, che yacht! Le gondole parevano piccole come fette di melone. E un caldo tale che al Bepi gli si sarebbe macchiata tuta la camicia! Me lo immagino, il Bepi, nella balena! Drentro al sommergibile Dandolo avrebbe lanciato solo un’occhiatina e poi sarebbe scappato fuori tuto spasimà[5]! Ben, ben, le none, si sa, sono più coraggiose.

“Quando entriamo? E quanto manca?” mi chiedeva di continuo il Michelino tirandomi per la mano. “Sta bon[6]!” gli dicevo io, “Che la balena tra un po’ ti mangia tuto come Pinocchio.”

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[1] aringa in padella

[2]  Chioggia

[3]  famiglia

[4]  sardine

[5]  spaventato

[6]  Stai buono

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