Marettimo: l’isola “sacra”

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Nei periodi di normalità, quando ho la possibilità di avere più giorni disponibili per immergermi e scattare qualche foto, per vari motivi ho quasi sempre preferito orientarmi verso mete più o meno lontane, soprattutto in mari caldi. L’età che avanza e quindi il piacere di vestirsi “leggero”, la necessità di passare più tempo in acqua per dedicarsi agli scatti fotografici provando nuove attrezzature o nuove tecniche, mi hanno spesso portato a scegliere mete subacquee dove la necessità di spingersi in profondità fosse molto ridotta, così da permettermi di passare anche sei ore al giorno in acqua senza dovermi troppo preoccupare del carico di azoto. Questa mia “sana” abitudine si era già dovuta interrompere la scorsa estate, quando le molteplici limitazioni dovute al COVID mi avevano spinto verso le coste della Sardegna con qualche puntata in Corsica.

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Quest’anno la cosa si ripeteva: bisognava scegliere una nuova meta in Italia!

Non che la cosa mi dispiacesse troppo: l’Italia è bellissima e il Mediterraneo offre scorci e colori che raramente hanno paragoni in altri posti nel Mondo. Spesso durante l’anno, partendo da Roma con il solito gruppo di amici del Diving Blue World e con la mia buddy, frequentiamo vari punti di immersione non troppo distanti: dal Banco di S. Croce a Tor Paterno, dall’Argentario a Giglio e Giannutri, dalla Secca di Costacuti a Punta Campanella, tutti luoghi dotati di gran fascino e di incredibili peculiarità. Il problema rimaneva sempre quello: superare la mia innata pigrizia e il timore che un numero elevato di immersioni consecutive in acque fredde e necessariamente fonde, per svariati giorni, potessero stancarmi troppo e mettere a dura prova il mio fisico, oltretutto poco allenato da un anno e mezzo di lockdown.

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