Progetto Caulerpa alle Egadi

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Un censimento aperto a tutti i sub

Caulerpa cylindracea, anche nota come Caulerpa racemosa, e’ un alga verde penetrata in Mediterraneo recentemente, e che si sta diffondendo un po’ dappertutto con una velocità notevole. Pubblichiamo volentieri il progetto lanciato alle isole Egadi, di censimento con la partecipazione di tutti i sub. Se vi immergete alle Egadi non perdete questa occasione di fare qualcosa di utile.

  Progetto Partecipato “Caulerpa cylindracea”- Isole Egadi

Il Progetto Partecipato “Caulerpa cylindracea”, patrocinato dall’AMP “Isole Egadi” e dal Dipartimento STEBICEF dell’Università di Palermo, si pone come obiettivo il monitoraggio della macroalga aliena Caulerpa cylindracea (ex Caulerpa racemosa var. cylindracea), di cui è stato riconosciuto il carattere invasivo, all’interno dell’AMP “Isole Egadi”. Lo scopo del Progetto è quello di creare una banca dati attraverso il pieno coinvolgimento di privati cittadini, turisti, diving, pescatori, naturalisti, ricercatori e scuole. Per partecipare è sufficiente inviare e/o comunicare la segnalazione congiuntamente alle informazioni richieste utilizzando uno dei contatti sotto indicati. Si potranno anche inviare foto. Presso gli uffici dell’AMP sarà disponibile una scheda cartacea.

Poster Caulerpa_cylindracea_egadi

 

Contatti e info:
Mail: c.cylindraceaegadi@hotmail.com
Pagina Facebook:
Progetto “Caulerpa cylindracea” Egadi
Numero di cellulare per sms e mms: 3807385067
Siti web:
Area Marina Protetta “Isole Egadi”
Dipartimento STEBICEF

6 Risposte

  1. Roberto
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    Interessante iniziativa che va ad affiancarsi ad altre analoghe di monitoraggio delle specie aliene.
    L’interrogativo però è: dopo avere monitorato i fondali e creato una bella banca dati, siamo in grado di fronteggiare l’avanzata di questi organismi, senza compromettere ulteriormente le specie domestiche?
    Perché monitorare va bene ma poi? Si assiste impotenti, per fare un esempio rimanendo nel campo botanico, alla distruzione delle praterie di posidonia che lascia il posto alla caulerpa?
    Oppure bisogna accettare questa “evoluzione” artificiale dell’ambiente?
    Non lo so, non sono uno scienziato ma solo un sub con nemmeno troppa esperienza (per ora) ma queste sono domande me le ponevo già prima di brevettarmi e, nelle mie piccole possibilità, non mi è mai capitato di imbattermi in articoli di ricercatori che mettono in atto azioni concrete per fronteggiare questo tipo di problemi legati a specie aliene. Magari sono disinformato e in questo caso mi piacerebbe avere qualche riferimento per documentarmi meglio.
    Grazie
    Roberto

  2. Paolo Balistreri
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    Sera,
    sono uno dei referenti del Progetto Partecipato. Al momento attraverso questo Progetto stiamo cercando di coinvolgere ed informare i cittadini sull’invasione di questa specie alloctona, in modo da realizzare al meglio un processo di scienza partecipata ed anche acquisire le condizioni dei fondali circostanti alle Isole Egadi. Le sue domande sono più che lecite. In molti paesi si va verso la decisione di eradicare l’alga. Sono stati condotti diversi studi sul grado dell’invasione della C.cylindracea. Riferendomi nel caso specifico della Posidonia, si evince che essa possa “insediare” le praterie in condizioni di stress, dove in sostanza la pianta non appare in buona salute (spero di essermi fatto capire).Al momento non si rimane inermi, ma si sta cercando di comprendere al meglio la situazione. Infatti un paio di mesi fa è terminato un programma di monitoraggio delle acque siciliane condotto dall’ISPRA.
    Se vuole, può contattarmi anche in privato, cosi le giro qualche articolo.

    Una buona serata

    Paolo

  3. Massimo Boyer
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    Scusate l’intromissione. Ho l’impressione che spesso si attribuiscano allo scienziato dei (super)poteri che non competono a questa figura. Il biologo marino ha il ruolo di cercare di capire cosa sta succedendo nell’ambiente, di descriverlo, di prevedere degli scenari futuri. Il progetto Caulerpa accetta anche la responsabilita’ di coinvolgere ed informare i cittadini. Non spetta allo scienziato (purtroppo?) il decidere cosa fare.
    Ammesso che si possa fare qualcosa: io credo che avrebbero dovuto interpellare degli scienziati prima di aprire il canale di Suez, per esempio, ma e’ un discorso lungo e difficle, che si scontrerebbe con interessi economici enormi.
    Le perplessita’ di Roberto sono legittime, ma non addossiamo agli scienziati responsabilita’ di altri, dei politici. Il progetto delle Egadi si propone di valutare, di informare, e semmai di prevedere scenari futuri e di proporre azioni, e qui ci fermiamo, giusto o sbagliato che sia.

  4. Massimo Boyer
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    Per inciso, si sta parlando di dotare il canale di Suez di una seconda “corsia”: http://www.repubblica.it/ambiente/2015/01/18/news/iucn_il_raddoppio_del_canale_di_suez_mette_in_pericolo_il_mediterraneo-105202705/
    Questo per dare un’idea di quanto l’ambiente sia importante, nelle decisioni a livello politico, rispetto a considerazioni di carattere economico.

  5. Francesca
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    Il biologo, il naturalista, il ricercatore hanno il compito e il dovere di osservare, monitorare, comprendere, spiegare fenomeni e infine diffondere le informazioni. Nel caso specifico delle specie “aliene” il compito del biologo è quello di segnalare il fenomeno, seguirne l’evolversi, capire quali siano le cause e se possibile indicare misure concrete volte ad arginare il problema…deve cioè dare delle linee guida. Sono poi le amministrazioni, gli enti locali e chi ha potere “esecutivo” a dover recepire tali linee guida e mettere in atto misure di tutela, ripristino, monitoraggio etc….spesso è qui che le belle intenzioni rimangono tali.
    Altra cosa poi sono gli attivisti che si mettono in campo per fermare con mezzi fisici ciò ritengono dannoso per la natura e la sua conservazione. Massimo riporta l’esempio del Canale di Suez, dopo anni di allarmismo sulle specie aliene dopo mille studi che hanno dimostrato che l’apertura di Suez è stato sicuramente l’evento principale all’origine di questo fenomeno….ora per motivi puramente economici si pensa ad un secondo canale. A questo punto si potrebbe andare con le bombe a fermarli…ma per questo non serve la laurea in biologia!!!

  6. Paolo Balistreri
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    Più di intromissione, parliamo di chiarezza. Purtroppo l’apertura del secondo canale è una triste realtà. Sarò utopico,ma spero si ravvedano nelle loro scelte.

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