Scilla, la più bella sott’acqua

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Consulto le tavole di marea per capire che “acqua” tira oggi. Oggi è un giorno qualsiasi, uno dei tanti dedicati al mare di Scilla, splendida ninfa la cui bellezza è tale da renderla creatura mitologica.

scilla

Sott’acqua il mito diventa realtà, in un compendio di sfumature e colori alimentati dal dinamismo di acque in moto costante, gioia e dolore per chi si immerge all’ingresso dello Stretto di Messina alla scoperta di uno degli ecosistemi più forti e violenti dell’intero Mediterraneo. Metto la testa sott’acqua, affrontando come sempre il magico istante del passaggio dal mondo emerso a quello sommerso. Abbasso lo sguardo e osservo: le meduse sono aumentate di numero rispetto al passato e contrastano con i loro pigmenti rosati e arancioni con l’azzurro delle acque superficiali ben illuminate. Alcune si specchiano, come fossero vanitose, sulla superficie serena del mare calmo, ma loro non sanno di essere così belle: non hanno occhi! Solo noi umani le vediamo, nel loro ambiente, ammaliati dallo spettacolo soave. Sotto il pelo dell’acqua la vita esplode come per magia: è tutto un miscuglio di larve animali biancastre, di qualche centimetro, e piccoli muggini in gruppi con snelle e serpeggianti aguglie solitarie.

Scilla è la più bella sott’acqua, una sirena attraente in forma e colori. Sensazioni ed emozioni, fondamentali per interpretare la natura in generale e quella sommersa in particolare, si rinnovano a ogni approccio con la straripante varietà di ambienti e biodiversità. Lentamente, avanzo nuotando in superficie; mi muovo verso il punto d’immersione e inizio a scendere verso la franata che degrada sulla sabbia. Dalle rocce accatastate fino ai 25 m di profondità, agli scogli più profondi, c’è un corridoio pianeggiante lungo il quale transito per dirigermi verso il regno del coralligeno. Come un viandante perso nei campi verso una vetta di riferimento, mi sento smarrito e avvolto dalla densità dell’acqua nell’individuazione della mia vetta sommersa, la “Montagna”: una guglia di granito alta una ventina di metri, che seguo da sempre, da quando cioè ho iniziato a frequentare i fondali immergendomi con l’autorespiratore, e che da sempre mi regala di tutto, ripagando le mie fatiche di subacqueo.

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