Scuola OTS parte II

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Vi avevo lasciato con il primo incontro con il casco da palombaro leggero, all’inizio quasi fastidioso e claustrofobico, oggi pero’ è diventato uno strumento che trasmette fiducia e sicurezza.

Tutte le mattine sveglia all’alba per dirigersi alla piscina di Lerici, dove tutta la squadra inizia ad assemblare il cantiere ( per essere più precisi è una simulazione di cantiere), pacchi bombole, ombelicali, centralina ecc…

Banchina-Pagliari

Le esercitazioni sono molte, iniziamo con il recupero di una zavorra di circa 20 kg con il pallone, potrebbe sembrare banale ma con la configurazione da palombaro leggero vi posso assicurare che non è cosi’!

Facendo un passo indietro ci venne anticipato che avremmo provato a svuotare il casco allagato, il solo pensiero mi incuteva un certo timore, ma ormai non ci si poteva tirare indietro ed ecco che arriva il mio turno, casco sclampato e si entra in acqua, si può immaginare il risultato… controllando la stress e rimanendo tranquillo apro subito lo sbrinatore ( ruotando una manopola sul lato destro del casco si apre un forte getto d’aria che aiuta a disappannare il vetro del casco) e in pochissimi secondi tutto torna alla normalità e soprattutto torno e respirare!

PICT2123

Il programma è molto intenso e serrato prove di resistenza allo stress e fatica fisica, arriviamo quindi al soccorso autonomo del compagno in difficoltà, la norma prevede che la distanza massima alla quale si può operare da una campana aperta sia di 25 metri e da qui si inizia l’esercizio, a questa distanza ci si affonda e si chiama l’emergenza, il compagno parte e seguendo l’ombelicale in quasi assenza di visibilità si cerca l’infortunato, si deve assicurare con una cima al proprio imbrago seguire una serie di manovre per aiutarlo a respirare e si inizia il recupero tirandosi all’ombelicale, che naturalmente essendo positivo in acqua tende a galleggiare, quindi bisogna tenerlo per evitare che vada a galla giusto per rendere il tutto ancora più difficile. Convinto che bastasse cosi’, la prova deve essere ripetuta ma con il casco oscurato, quindi visibilità zero, difficile da credere ma mi sento più tranquillo, non sono i miei occhi a vedere ma le mani, e tutto sembra più semplice.

Una mattina arriva la notizia che aspettavo da tempo, iniziamo ad andare in mare! O meglio dire in porto.

Tutto il cantiere ( mi piace chiamarlo cosi’) si sposta alla darsena Pagliari , dove con l’appoggio di una grossa società di lavori subacquei chr mette a disposizione mezzi e attrezzature, iniziano le nuove prove.

Siamo ormai a buon punto e iniziamo a vedere i primi risultati ma non voglio ancora svelare quali altre avventure mi aspettano, quindi ancora un po’ di pazienza…

Airone

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