Storie di incontri inaspettati. “The shark in the dark”

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Sarebbe stata la sua prima immersione notturna e Angelica era comprensibilmente un po’ nervosa, così mi aveva chiesto di supportarla: “Non c’è niente di cui aver paura”, le assicurai, “le immersioni notturne sono fantastiche! Vedrai cose meravigliose e insolite. Come di giorno solo che, al buio, c’è in più la sorpresa. Non sai mai cosa ti appare nel cono di luce”.

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Stavamo ripassando i segnali manuali durante il briefing pre-immersione e imparando come illuminarli con le nostre torce. Spiegai che gli occhi e l’attenzione del suo buddy non sarebbero stati tanto su di lei quanto sul ​​punto in cui la sua torcia giocava sulla barriera corallina. Poteva però in ogni momento attirare l’attenzione del suo buddy, mia o di chiunque altro semplicemente facendo roteare la torcia.
“Beh, è ​​molto più facile che a terra”, scherzò Angelica, “Seriamente, però, …come la mettiamo se nel cono mi appare uno squalo?”

Mi porgono questa domanda da ancor prima che diventassi istruttore e, ancora una volta, risposi che gli squali erano l’ultima cosa di cui un subacqueo deve preoccuparsi: “Generalmente hanno paura delle persone e fanno di tutto per evitare il contatto con i sub. Soprattutto di notte quando sono totalmente focalizzati sul procacciarsi cibo”. Così, ultimato il check, ci siamo tuffati.
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