Deep dive in tech

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Quando ho iniziato a fare immersioni a livello ricreativo, qualche annetto fa, cinque erano i cardini su cui si reggeva il tuffo: tempi, consumo, sistema di coppia, rispetto della curva di sicurezza, cura per l’ambiente.

deep dive

Per raggiungere la profondità stabilita e per sfruttare tutti i minuti a disposizione a quota prefissata, bisognava sperare che tutto filasse liscio senza nessun intoppo sia sul gruppo ara sia a livello fisico: un problema o una mal compensazione avrebbe suggerito di rimanere a quote meno profonde o di concludere anticipatamente l’immersione.

È paradossale, in effetti, quanto il timore iniziale di effettuare immersioni nel lago, si trasformi poco alla volta in curiosità nell’esplorare i suoi flutti e nel desiderio di conseguire al più presto la specialità profonda per ammirare le bellezze delle pareti che a picco svaniscono nell’abisso. Anche al mare, pur avendo più possibilità di esplorazione a quote anche meno profonde, c’è il rischio di perdersi ad osservare un relitto, un nudibranco, un polpo, un’aragosta e tempus fugit. Non si vorrebbe mai riemergere perché la durata a disposizione sembra sempre essere esigua.

Come ottenere più tempo per l’immersione?  La prima soluzione ricreativa per allungare i tempi di fondo è la specialità Nitrox: aiuta il recupero fisiologico e diminuisce il tempo d’intervallo tra immersioni consecutive. È forse questa la specialità che ha acceso in me il desiderio di approfondire quello che sarebbe stata la mia nuova avventura: la subacquea tecnica. Inabissarsi alla quota stabilita e non oltre il consentito, per i minuti che solo il mio effettivo consumo avrebbe permesso, in base alle bombole utilizzate, mi dava la sensazione di aver scoperto il miglior tuffo possibile in sicurezza, confortato soprattutto dalla pianificazione dei dettagli esaminati prima dell’entrata in acqua. Runtime, sac, sosta deco, ean50, oxy, pressione parziale ossigeno: ecco i nuovi vocaboli. Il mio percorso Tec si è sviluppato in tre momenti ben distinti lontani l’uno dall’ altro. Ho conseguito poi anche il brevetto trimix normossico. Il corso tec 40 è quello a cui sono rimasto più legato: mi ha consentito un salto di qualità tanto in acqua quanto a livello di teoria subacquea.

Articolo completo su Scubazone 48

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