La palestra del Gambarogno

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Se c’è una cosa che mi affascina da sempre è l’avventura. Da piccolo, non ero un grande lettore di libri, ma la mia fantasia mi catapultava, sovente, sulle navi dei più famosi pirati, sempre smaniosi di scovare i copiosi bottini e i ricchi tesori celati da un infinito mistero.

Crescendo, venivo totalmente rapito dai film televisivi che narravano di battaglie navali di ogni epoca e bevevo avidamente gli articoli sui giornali e sulle riviste specializzate di subacquea che descrivevano la scoperta di quei relitti colati a picco, a profondità che io pensavo inarrivabili e inaccessibili.

Jacques Cousteau, poi, con i suoi documentari, mi faceva sognare. Avevo appena acquisito il brevetto di open water, che già bramavo di iscrivermi al corso Advanced e non ho esitato un attimo ad optare, tra le specialità di avventura proposte, per quella dei relitti. Per noi “Laghé”, sommozzatori legati alle acque dolci, non è così facile individuare ciò che rimane di imbarcazioni affondate, da visitare o ancora meglio da ammirare fino a rimanerne rapiti. Non è per nulla facile convincere qualcuno ad immergersi nel lago, tanto meno coinvolgere i futuri allievi a conseguire un brevetto.

gambarogno

Tutto nasce dalla capacità e dalla bravura dell’istruttore nel saper appassionare chi gli si accosta. Il desiderio di mettere la testa sott’acqua, legato alla splendida coreografia che il Lago Maggiore sa offrire con i suoi colori, nel periodo estivo, permette, a tutte le età di avvicinarsi alla subacquea, di dimenticarne l’acqua fredda e scoprire finalmente un luogo completamente sconosciuto fino a quel momento: il mondo sommerso. In territorio svizzero ticinese, tra i paesi di Vira e San Nazzaro, sulla sponda Est del lago Maggiore, poco lontano dal confine, c’è un sito: “La salvataggio sub di Gambarogno” considerato una palestra per neofiti e per chi vuole fare le prime esperienze tra piccoli relitti a quote di profondità diverse, in modo divertente e sicuro.

L’articolo completo è su Scubazone n. 43

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