Quello che le donne (sub) non dicono (ma vogliono sapere)

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Sappiamo tutti che tra i subacquei brevettati in tutto il mondo le donne sono meno degli uomini, con una prevalenza ancora più netta degli ultimi tra i praticanti regolari.

 

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In questo numero estivo, giochiamo con leggerezza proponendo una breve selezione di domande bizzarre -e risposte semiserie- sul tema della subacquea al femminile.

Per scegliere ci siamo fatti aiutare dallo Staff del Camel Dive Club & Hotel di Sharm El Sheikh, storico punto di incontro per subacquei di tutto il mondo, nel cuore di Na’ama Bay dal 1986.

Sono molte le ragazze che si avvicinano alle immersioni perché sollecitate dai propri partner, ma che non hanno una forte motivazione individuale e quindi a volte vanno incontro a esperienze frustranti”, ci racconta Natascha, una degli istruttori del Camel, con centinaia di corsi per principianti insegnati in oltre venti anni di attività.

“Sono d’accordo, ma sono anche parecchie le ragazze che trascinano in questa passione amici, parenti o fidanzati inizialmente titubanti”, aggiunge Sophie, istruttore PADI belga.

“Alcune nostre ospiti abituali che viaggiano con subacquei brevettati, dopo anni di attese in barca o in spiaggia, a volte decidono di provare a immergersi. Per molte è una scoperta, per altre una riconferma del fatto che le immersioni non per forza devono appassionare tutti”, ci dice Maria, PADI Advanced Open Water, dall’ufficio prenotazioni del Camel Hotel.

“Riceviamo in media una trentina di richieste di preventivi al giorno, sia via email che telefonicamente, e assistiamo regolarmente anche chi approccia il centro sub, dopo l’arrivo a Sharm. A volte rispondiamo a domande molto bizzarre, o assistiamo a fraintendimenti che ci fanno sorridere”, continua Maria.

L’articolo completo è su scubazone 46

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