Sott’acqua con San Pietro

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Conoscere gli animali, sott’acqua, tenendo l’occhio nel mirino di una fotocamera, è un’attività molto impegnativa e intrigante. La fotocamera è uno strumento, un mezzo che la tecnologia mette a disposizione come tramite tra noi a la natura che ci circonda.

s. pietro

Ma dietro la fotocamera, che per vivere deve starsene dentro una custodia che la protegga dll’acqua, c’è l’occhio, e dietro l’occhio una mente e un’anima. Sono queste ultime a guidare l’occhio per interpretare la scena osservata e quindi usare la fotocamera al momento e nel modo che riteniamo corretto. La ricerca in natura di un’immagine che comprenda significato, bellezza, plasticità, ci porta alla ricerca di soggetti animali o vegetali col maggior potenziale estetico e in contesti con la giusta luce e un adeguato ambiente.

Questa ricerca della bellezza ci porta a selezionare tra i viventi nel mare alcuni pesci che, per un motivo o per l’altro, hanno caratteristiche uniche. Tra questi un posto d’onore, in Mediterraneo, lo merita lo Zeus faber.

Oggi nel mio archivio sono conservati molti scatti di quella creatura, pesce difficile non tanto da avvicinare, quanto da riprendere a dovere per due fondamentali motivi: la livrea chiara e la posizione che assume sovente nei confronti del subacqueo, voltandogli regolarmente le spalle.

Senza dimenticare che non è mai facile individuarlo nel suo ambiente e che sono pochissimi i posti dove lo si può incontrare con una certa frequenza, oltretutto immergendosi nel periodo più freddo dell’anno. La passione per i pesci mi ha comunque portato a superare tutti questi ostacoli e la fortuna di vivere presso una delle due sponde dello Stretto di Messina ha agevolato questo lavoro, che ho portato avanti per lunghi anni, senza mai stancarmi.

Il resto dell’articolo è su Scubazone51

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